lost in bremen

Radio BremenSto pulendo la macchina del caffè quando entra lei.
Bionda, capelli ricci, non molto alta: a prima vista non sembra nemmeno tedesca. A tradirla sono gli occhi, grandi e azzurri. Veste in maniera semplice, come la gran parte delle donne di Bremen. La sostanza prima dell’apparenza, come in un saggio di Erich Fromm.
Una delle regole non scritte di qui: non ostentare.
A Bremen risiedono decine di milionari che vanno in giro vestiti in maniera molto sciatta, che guidano automobili immatricolate il secolo scorso, ma che lasciano mance molto generose quando pagano il caffè.
«Un latte macchiato grande».

Il latte macchiato, ho sentito dire, è la bevanda al caffè preferita dai francesi. Gli italiani hanno l’espresso, i tedeschi scelgono volentieri il Filterkaffee oppure un Caffè Crema. Il primo è un caffè filtrato molto amaro, molto acquoso e, ai miei occhi di straniero, molto poco appetibile; il secondo una specie di espresso molto, molto lungo, leggermente cremoso e dallaroma appena un po’ più intenso. Io devo bere entrambi con il latte o con la panna, altrimenti non sanno di niente.
«Quanto grande?»
«Il più grande che hai».
«Il più grande è davvero grande», le dico, quasi fossi preoccupato per lei, «così grande che sembra una vasca da bagno».
Lei ride di gusto, nemmeno fossi un comico affermato. L’umorismo italiano piace ai tedeschi, anche quando è più sarcasmo che ironia. Non volevo fare una battuta, ma il gap culturale prevede anche malintesi sul tono delle conversazioni.
Mentre aspetto che la vasca da bagno sia piena di caffè, mi accorgo che lei è concentrata su qualcosa. Le palpebre socchiuse, la bocca tirata, una ruga appena accennata che si forma sulla fronte.
«Tutto bene?», le domando.
«Sì», risponde, come distante, e poi aggiunge: «Che radio stai ascoltando?».

Da quando mi sono trasferito la mia vita si è trasformata. Non è tanto nelle grandi cose che si percepisce la portata del cambiamento, quanto nei dettagli quotidiani.
Uno dei primi acquisti che ho fatto, mentre arredavamo la casa, è stato un lettore CD che permette anche di captare le frequenze radiofoniche. In edicola avevo trovato una rivista musicale interessante, che in allegato offriva un CD audio, con gruppi tedeschi che non avevo mai sentito nominare e che su Spotify non erano presenti. In Germania il download è una questione spinosa e la curiosità era tale da invogliare l’acquisto.
Ho usato il lettore per quel CD e un paio d’altri, poi la radio ha preso il sopravvento.
Era tutto nuovo ed era tutta benzina per la mia sete di nuove esperienze.
Radio Bremen, l’emittente locale, offre diversi canali. Bremen Eins alterna alle notizie successi rock e pop degli anni ’80 e ’90, compresi i Matia Bazar, Gianna Nannini e Biagio Antonacci; Bremen Zwei offre approfondimenti culturali, ma la musica è ancora più datata e meno originale; Bremen Vier è uguale al primo canale, però le canzoni sono attuali: ma sono così poche che dopo due giorni la noia prevale e conosco il palinsesto a memoria; Bremen Next è il canale dei giovani, con quintali di Hip Hop e musica trap.
“Non è roba per me”, penso subito, mentre continuo a cambiare frequenza.
Ci sono le emittenti delle regioni vicine: NDR1 (Norddeutscher Rundfunk), NDR Kultur, SWR (Südwestrundfunk). Ci sono quelle nazionali con un taglio più politico: Deutschlandfunkradio, Dlf Nova. Ci sono poi canali tematici che privilegiano la cultura: Deutschlandfunkkultur è interessante, ma chissà perché tra un programma d’approfondimento e l’altro passano solo musica classica e jazz, come se il loro pubblico di riferimento siano gli intellettuali di fine Ottocento, inizio Novecento. In un certo senso è deludente prendere atto di un simile classismo di ritorno.
Quando scopro Radio 21, una minuscola emittente che si prende soltanto entro i confini cittadini e il cui segnale già all’imbocco dell’autostrada A7 comincia a vacillare, è la svolta. Rock classico, heavy metal, punk, hard rock, crossover: successi di oggi e di ieri, gruppi stranieri e tedeschi, un deejay dalla voce simpatica e squillante.
La mia formazione musicale, mai doma, riparte da qui.La torre della radio di Bremen

Guardo la ragazza e le rispondo dicendo il nome della radio sintonizzata nel locale.
Il suo sorriso si amplia.
«Sono loro redattrice, sai? Mi occupo della musica».
«Non sapevo che la sede fosse qui nei dintorni»
«Proprio sopra le nostre teste».
«Dev’essere un bel lavoro».
«Sì, lo è», dice la ragazza, che non avrà più di venticinque anni, mentre sfodera un entusiasmo sincero, tipico dei bambini che hanno ricevuto in regalo un gioco che tanto desideravano. «Sono fortunata».
La canzone che passa proprio in quel momento mi piace. Glielo dico. Il suo sorriso è un raggio di sole. La ragazza mi confida che si chiama Michelle e mi strappa la promessa di non cambiare mai stazione radio.
«Affare fatto», le dico.
Il caffè è pronto. Lei prende il bicchierone con la bevanda-vasca-da-bagno e, sempre con un sorriso contagioso stampato sulle labbra, torna al suo lavoro.
La canzone continua, il ritornello mi entra subito in testa e, mentre riprendo a pulire la macchina del caffè, senza accorgermene, con le dita sto imitando la batteria sul bancone.
Oggi non piove, non fa freddo, e il weekend è alle porte.
In fondo sono fortunato anch’io, mi dico.