lost in bremen

13Chi non vive in Germania non sa cosa sia la German Angst, la paura tedesca. È come una malattia contagiosa e si riferisce al fatto che i tedeschi, cauti come sono, vogliono sempre avere tutto sotto controllo; e per farlo assicurano qualsiasi cosa. Non solo l’auto, la casa, la salute, ma anche la nonna, i cani, la bicicletta, la cantina o i libri di scuola dei bambini. Qualcuno ha anche un’assicurazione sull’assicurazione, nel caso in cui la compagnia presso cui è assicurato fallisca e non possa tener fede ai propri impegni.
«Dobbiamo assicurare la macchina», dico alla mia compagna.
Il nostro tedesco è tale che una semplice formalità diventa un’impresa titanica.
Viviamo a Bremen da novembre, adesso è febbraio e stiamo sbrigando tutte le pratiche per immatricolare l’auto, una vecchia Yaris con ottantamila chilometri sul groppone. Per farlo però, ci serve l’assicurazione.

«Cerca su internet qual è la sede più vicina».
Scorro l’elenco, sono tutti nomi sconosciuti. Ci sarebbe una filiale della Generali in Hemmstraße, ma ci sono passato davanti l’altro giorno e non capivo nemmeno se fosse ancora in attività.
«Questa è sotto casa», dico, puntando il dito su un logo che recita: Basler Versicherungen.
«Andiamo, allora».
Armati di coraggio e con un post-it in cui ho segnato tutte le possibili parole chiave, dopo aver provato a mente un paio di volte il discorsetto introduttivo in tedesco, usciamo e ci dirigiamo verso l’ufficio della Basler.

Il locale è piccolo, ma ben arredato. Due scrivanie, una fotocopiatrice, scaffali con faldoni e due piante stile Ficus Benjamina, come quelle dei film di Fantozzi. Insomma, identico all’ufficio di un assicuratore italiano.
Respiro, forse non andrà tutto male.
Anche l’uomo che ci accoglie, un simpatico signore sulla sessantina dall’aspetto elegante, giacca e cravatta in tinta unita, pettinatura con riga a destra, occhiali dalla montatura fine, è uguale agli assicuratori italiani.
Peccato che parli tedesco.
Ma è così gentile che riusciamo a capirci e alla fine il post-it non serve più.
Firmo il contratto, il prezzo è giusto: è fatta.

Natale a ColoniaSono a casa, sto scrivendo gli ultimi capitoli del nuovo romanzo e nel tempo libero faccio gli esercizi di tedesco per il corso di lingua che sto frequentando, quando suona il citofono.
«Sì?»
«Sono Michael P.».
«Chi?»
«Michael P., il suo assicuratore».
Preoccupato, scendo di corsa, senza pensare a cambiarmi. Oggi indosso una maglietta a maniche corte e un pantalone che potrebbe sembrare quello di un pigiama.
Lui mi aspetta, impeccabile come sempre, sotto casa mia.
Mi offre la mano, la stretta è quella di un assicuratore sicuro di sé. Ricambio.
«Avrei bisogno di alcuni documenti», mi dice, e mi spiega di quali si tratta. «Così li invio alla sede centrale e confermano il suo contratto».
«Lei è venuto sotto casa mia per chiedermi dei documenti?», mi lascio scappare, sinceramente colpito.
Annuisce, poi mi sorride. «L’ufficio è qui a due passi, si fa prima così, no?».
Stiamo stringendo un legame, penso orgoglioso, poi vedo che il suo sguardo si fa suscettibile. Sta guardando la mia maglietta, che ho comprato un paio di natali prima.
«Certo», mi dice, «non pensavo che un italiano potesse essere tifoso del F.C. Köln».
Io scuoto la testa, senza rendermene conto alzo il tono di voce. «È un souvenir preso in vacanza, la uso solo in casa», provo a spiegare, «io tifo per il Werder».
Lui sembra poco convinto. Vorrei invitarlo in casa, a prendere un caffè. Ho diverse sciarpe biancoverdi, addirittura una bandiera dell’anno dell’ultima vittoria in coppa, un cappello e numerose magliette e felpe del Werder: ma no, lui si scusa e dice che non può bere il caffè. «L’acidità di stomaco», si giustifica, poi: «Mi mandi una copia dei documenti via e-mail, per favore».
Continua a fissare la maglietta.
«Sono tifoso del Werder», sussurro, la voce sempre più flebile, mentre osservo l’assicuratore di spalle che si allontana e torna nel suo ufficio, a due passi da casa mia.
L’F.C. Köln retrocederà a sorpresa a fine campionato. Nessuno se lo sarebbe aspettato. Una stagione da dimenticare. Il Werder approfitterà dell’occasione per strappare a prezzo di saldo uno dei loro migliori giocatori, il giapponese Yuya Osako.
Non ho più indossato la maglietta del F.C. Köln che ho comprato come souvenir in un breve weekend a Colonia, qualche natale prima. Nemmeno come pigiama. Giace nel fondo di un cassetto e prende polvere.
Ogni tanto l’assicuratore mi spedisce offerte per posta per convincermi ad assicurare il cane, la cantina, le vacanze, i denti. Ma non è più venuto sotto casa mia, nonostante l’ufficio sia a pochi passi.