UOMINI IN FUGA

 

Genova, 1501

Il volto dell’uomo si specchiò nella lama.
La sua nuova spada.
L’immagine riflessa nell’acciaio gli strappò una smorfia, ma nulla più. I suoi tratti erano scavati dalla stanchezza, la barba spuntava a ciuffi sul mento e lungo le guance: una maschera sofferente.
Non disse niente, non sospirò, né guardò in faccia chi aveva di fronte. Si limitò a pagarlo.
L’armaiolo gli porse l’arma e Martino, senza nemmeno provare se il filo fosse tagliente come doveva essere, o il peso bilanciato nel modo in cui aveva chiesto, la ripose nel fodero di cuoio, che agganciò al fianco.
003Si voltò verso il suo compagno di viaggio, che gli porse il bambino. Martino lo prese e se lo strinse al petto, quindi si voltò verso il mare, per farsi rassicurare dalla placida calma dello specchio d’acqua.
Era stato un viaggio massacrante.
La fuga da Milano, deviando per Torino, seguendo una pista più tortuosa per confondere eventuali inseguitori, a rotta di collo. I cavalli erano spossati, e poco importava che a ciascun posto di cambio Martino avesse pagato a caro prezzo bestie nuove e riposate: finivano sempre per stremarle, costringendole a galoppare per ore e ore, senza sosta. Si erano fermati soltanto di notte, quando si sentivano al sicuro, protetti dalle tenebre. Ad Alessandria, Martino aveva comprato vestiti nuovi per sé e per il suo compagno di viaggio. Aveva bruciato i vecchi: e con essi ogni ricordo che lo legava alle disavventure di Milano.

Memorie di sangue e di morte.
In quella città, Martino aveva perso tutto, in una lotta disperata contro il tempo: che si era conclusa nel sangue.
Si voltò a guardare il piccolo Zaccaria, che dormiva tra le sue braccia.
«Hai soltanto due anni», disse al bambino, «e hai già perduto tua madre».
I ricordi di quei giorni lo tormentavano e si trasformavano, di notte, in incubi che non gli davano tregua.
“Un complotto sanguinario”.
Lui era riuscito a sventarlo, ma a quale prezzo?
Almeno, si disse, era riuscito a salvare suo figlio da una setta di pericolosi assassini.
Erano stanchi, provati. E non sapevano se qualcuno li stesse braccando.
Adesso voleva soltanto ricominciare da capo. Da quel Nuovo Mondo di cui tanto aveva sentito parlare.
Guardò ancora una volta suo figlio, ne osservò i lineamenti distesi. Senza accorgersene, contrasse i muscoli delle braccia e lo strinse a sé con troppa foga.
Il piccolo si svegliò e cominciò a gemere.
«Cosa succede?», gli chiese l’uomo alla sua destra.
Aveva la voce profonda e il corpo di un gigante, ma la sua testa ragionava come quella di un ragazzo.
«Nulla, Niccolò, non preoccuparti».
Martino si passò una mano sul viso, si premette con due dita la radice del naso e strizzò gli occhi.
«Sei stanco?», domandò Niccolò.
«Sì, ma per fortuna siamo quasi arrivati».
Lo sguardo di entrambi si spostò dal piccolo Zaccaria e scivolò lungo le colline che li circondavano, fino all’orizzonte. Verso oriente.
Martino guardò le mura della città, ai loro piedi, quindi Niccolò, suo fratello maggiore, e gli sorrise: «Ancora mezza giornata di marcia».
Il cammino era stato lungo, ma finalmente non erano più così distanti dal porto di Genova.
Lì si sarebbero imbarcati per le Indie lasciandosi alle spalle ogni legame con il loro doloroso passato.

 

[Continua in libreria...]